Green Claims

La verificabilità decide se un claim ambientale è legale: Il caso San Benedetto lo mostra riga per riga

Cosa rende un claim ambientale legale o vietato? La differenza è la verificabilità. Il caso recente di San Benedetto lo spiega passo per passo.

Un claim ambientale diventa un problema legale quando non si può verificare. È la distinzione al centro del provvedimento con cui l'8 luglio 2026 il Tribunale di Venezia ha ordinato ad Acqua Minerale San Benedetto di rimuovere cinque affermazioni dal sito e dai canali social, dopo il ricorso dell'associazione di consumatori Codici. Tra le frasi vietate: il richiamo generico alla riciclabilità del PET, il messaggio "l'innovazione tecnologica dedicata all'ambiente", la dicitura "più rPET, meno plastica vergine" e l'affermazione più assoluta, "San Benedetto è Sostenibilità".

Cosa ha vietato il tribunale, e cosa no

Il Tribunale non ha vietato tutta la comunicazione ambientale di San Benedetto. Il marchio "Ecogreen" e la formula "il nostro impegno concreto" sono rimasti in piedi perché collegati, tramite QR code sulle bottiglie, a dati dettagliati che il consumatore può controllare. Le cinque frasi vietate, invece, non indicano a quali prodotti si riferiscono, quale sia il reale consumo di plastica, su quale base sia calcolata la riduzione di peso delle bottiglie, o come sia stato quantificato il risparmio energetico dichiarato. La differenza tra le due categorie di claim dipende dalla possibilità di verificarla. Un'affermazione che indica il prodotto, il periodo, il metodo di calcolo e la fonte del dato resiste. Un'affermazione che estende un risultato specifico a tutti i materiali, a tutti i prodotti o a tutta la filiera cade.

Lo stesso meccanismo, altri settori

Lo stesso meccanismo si ripete in altri casi, dentro e fuori dal settore dell'acqua in bottiglia. Nel 2012 l'Antitrust ha sanzionato Acqua Sant'Anna per 30.000 euro: la pubblicità della bottiglia BioBottle attribuiva all'intera produzione un risparmio di CO2 calcolato su una linea che rappresentava lo 0,2% delle vendite annue. Ferrarelle è stata sanzionata dall'Antitrust per 30.000 euro, provvedimento dell'8 febbraio 2012, per il claim "Prodotto a Impatto Zero": un progetto di compensazione con LifeGate che copriva circa il 7% della produzione annua e un impegno dichiarato di appena due mesi. A gennaio 2025 GLS è stata multata dall'Antitrust per 8 milioni di euro per claim generici sul proprio programma di compensazione delle emissioni, e a luglio 2025 il Tribunale di Milano ha bloccato con un'inibitoria i claim "maglieria impatto 0" e "alti standard di impatto ambientale" di un'azienda tessile. Anche San Benedetto aveva già ricevuto una sanzione nel 2009 per il claim "meno plastica, più natura". Nel 2024 lo IAP aveva respinto una richiesta di censura sulla dicitura "CO2 Impatto Zero"; nel 2025 l'Antitrust è intervenuta di nuovo sullo stesso claim dopo una segnalazione da Il Fatto Alimentare, e San Benedetto ha rimosso la dicitura dopo la moral suasion dell'Autorità. In ognuno di questi casi un risultato specifico, spesso reale, viene comunicato come se riguardasse tutti i materiali, tutti i prodotti o l'intera filiera.

Perché cambia la posta in gioco

Fino al 2025 il percorso era prevedibile. Un'associazione o una testata segnalava il claim, l'Antitrust apriva un'istruttoria, l'azienda aggiustava il testo e la vicenda si chiudeva senza clamore. È quello che è successo a San Benedetto con "CO2 Impatto Zero": lo IAP aveva respinto la richiesta di censura nel 2024, ma nel 2025 l'azienda tolse comunque la dicitura dopo la moral suasion dell'Antitrust. Dal 24 marzo 2026 il Decreto Legislativo 30/2026 recepisce la Direttiva Green Claims e cambia cosa succede dopo la segnalazione. Un claim ambientale generico può finire in un'azione inibitoria collettiva davanti a un tribunale civile, con obbligo di rimozione immediata da sito e social, come è appena successo a Venezia. Le sanzioni amministrative dell'Antitrust vanno da 5.000 a 10 milioni di euro, fino al 4% del fatturato per i casi più gravi in ambito europeo. Dal 27 settembre 2026 la direttiva sarà pienamente applicata.

Come verificare un claim prima che lo faccia un tribunale

Climate Standard offre un audit specifico dei claim ambientali prima della pubblicazione. Il lavoro consiste nel controllare che ogni affermazione abbia una fonte, un metodo di calcolo tracciabile e un perimetro definito: lo stesso tipo di prova che nel caso di Venezia ha fatto la differenza tra i claim rimossi e quelli rimasti online. Il costo di un audit preventivo resta una frazione di quello di una causa civile o di una sanzione Antitrust. Chi vuole far verificare i propri claim prima di pubblicarli può richiedere l'audit qui: https://www.climatestandard.net/en/contact

Il QR code sulle bottiglie Ecogreen porta a una pagina con dati verificabili: quantità di plastica riciclata, metodo di calcolo, fonte. Le cinque frasi appena vietate non portavano a nessuna pagina.


greenwashingclaim ambientaliGreen ClaimsAntitrustnormativa ambientale